Clima: anche aprile anomalo

L'anomalia climatica prosegue e anche aprile è il mese più caldo, mentre dopo soli quattro mesi lo è anche il 2016

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Ci risiamo. Anche aprile 2016 è “anomalo”,come i tre mesi precedenti. Parliamo di clima, ossia della temperatura del pianeta. Il mese d’aprile 2016 è stato l’aprile più caldo rispetto alla media di quelli tra il 1951 e il 1980. Ma non solo. è anche il settimo mese consecutivo ad aver battuto tutti i record della temperatura globale. I dati diffusi dalla Nasa indicano che la temperatura globale della terra e del mare è stata più calda di ben 1,11 °C, proseguendo nella crescita degli ultimi mesi che dal febbraio scorso ha portato i più not climatologi a parlare di “emergenza climatica”. Secondo Gavin Schmid climatologo e direttore del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della Nasa ora con quest’ultimo aggiornamento il 2016 ha il 99% di probabilità di diventare l’anno più caldo di sempre a quando esistono i rilievi climatici a livello globale, ossia al 1880. Una parte del picco di questo periodo sarebbe attribuibile a El Niño, ossia il riscaldamento di una parte dell’Oceano Pacifico che però è alimentato a sua volta dal riscaldamento globale.

«La cosa interessante è il livello di scala con il quale siamo arrivati al record di rottura. – ha detto al Guardian, Andy Pitman, direttore di ARC Climate System Science presso l’Università del New South Wales in Australia – è chiaro che tutto sta andando nella direzione sbagliata, ma bisogna dire che i climatologi hanno avvertito che stava avvenendo tutto ciò dagli anni ’80. E allora dov’è la sorpresa?».

Secondo Pitman questi dati mettono in forte dubbio sia l’obiettivo di Cop 21 degli 1,5°C sia quello dei 2°C. «Anche se si azzerassero le emissioni oggi c’è un’inerzia del sistema climatico». Tradotto: non è come spegnere un interruttore. La corsa del clima non si fermerà neanche tappando le ciminiere oggi. E si vedono già ora i primi segnali d’insofferenza degli ecosistemi. In Australia il 93% dei coralli della Grande Barriera Corallina, lunga 2.300 chilometri si stanno sbiancando, cosa che porterebbe i coralli alla loro distruzione in breve tempo, mentre nel frattempo sembra essere consolidato il superamento delle 400 parti per milione di CO2 in tutte le zone del Pianeta.

E da parte della politica internazionale tutto tace, anzi segnali preoccupanti arrivano dall’Energy Information Administration (Eia) statunitense. L’uso di combustibili fossili in tutto il mondo, secondo la Eia, si ridurrá nel corso dei prossimi due decenni e mezzo, ma nonostante ciò rimarranno la principale fonte di energia almeno fino al 2040. Questo è quanto sostiene l’outlook dell’Eia. «Anche con questa crescita delle rinnovabili e del nucleare, i combustibili fossili continueranno ad essere la fonte dominante di energia fino al 2040 per almeno tre quarti del consumo energetico a livello mondiale. ha detto l’amministratore dell’Eia Adam Sieminski presentando il rapporto. Secondo Sieminski sebbene l’uso di combustibili fossili sia diminuito di circa il 10% dal 2012, i livelli nel 2040 saranno ancora molto importanti nella soddisfazione del fabbisogno energetico. Insomma un calo delle fonti fossili, ma con ogni probabilità non sufficiente. Ci aspettano altri 24 anni d’emissioni, mentre il clima sembra non aspettare.

L’articolo è stato pubblicato sul sito della rivista Tekneco.

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