Informazione ambientale: la mutazione necessaria

Questo è l'abstract del mio intervento sull'informazione ambientale che ho fatto a Bologna il 29 settembre 2016 con le Arpa

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Il mondo dell’informazione oggi sta mutando in maniera radicale e gli attori presenti in questa scena, per la prima volta, non guidano l’innovazione. In uno scenario in continua trasformazione pratiche consolidate e assodate diventano obsolete in batter d’occhio, figure professionali fino a poco tempo fa indispensabili sono cancellate.

E i giornalisti, siano essi fonte o destinatari dell’informazione, nonostante siano ancora ai vertici della filiera editoriale non riescono, non solo a guidare, ma spesso a comprendere questi processi.

In primo luogo non c’è l’abitudine, da parte dei giornalisti, di ragionare sul proprio lavoro in termini tecnologici, industriali e produttivi, cosa che hanno sempre demandato ad altri soggetti, ma soprattutto c’è un’arretratezza generale nel capire come le nuove tecnologie, e il loro risvolto sociale, stiano cambiando tutto il lavoro giornalistico.

C’è necessità, quindi, di partire da pratiche, ormai obsolete, per arrivare a teorie e metodologie innovative, con le quali gestire al meglio questa nuova epoca, ma soprattutto dotandosi di una serie di strumenti che siano concreti ed efficaci, ma soprattutto flessibili rispetto ai cambiamenti in atto.

Non esistono, a livello mondiale, ricette che siano universalmente valide per fare ciò. Ogni paese, regione, comune o quartiere nel quale si voglia fare informazione necessita di studi e metodologie ad hoc. È necessaria una sartoria informativa specifica, di dettaglio, complessa  e che sia flessibile, perché la società e le persone sono soggette a cambiamenti accelerati e continui.

Solo quindici anni fa ci si poteva aspettare che le persone interagissero tra di loro e con l’informazione attraverso uno strumento così pervasivo quale il telefono cellulare? No non ce lo si immaginava, eppure oggi ci troviamo a fare i conti con questo fenomeno che è capillare. Il 27% dei siti d’informazione viene fruito da dispositivi mobili, mentre il traffico sui siti d’informazione oggi viene “scelto” al 90% dai lettori attraverso Facebook e Google.

L’informazione ambientale è totalmente all’interno di queste dinamiche che oggi sono trasversali tra i generi. Le tematiche ambientali s’incrociano con quelle del lavoro, del welfare, della salute e questi incroci non sono solamente tematici, ma riguardano anche i dati che rappresentano e sono alla base dei fenomeni. Content is a King, but data are the Queen. And they, now, work together. Si potrebbe sintetizzare.

I dati sono il nuovo look dell’informazione e le loro metodologie di creazione, di gestione, di elaborazione e di diffusione dovranno essere studiate a fondo, per realizzare un informazione efficiente, efficace, esaustive che crei valore per il lettore-cittadino. Oltre a ciò abbiamo anche una convergenza netta tra i “grammatiche mediatiche” all’interno della piattaforma che è il web.

Testo, video, immagini fotografiche, infografiche e audio ormai vanno a realizzare un’unica unità comunicativa che viene visualizzata dai dispositivi più diversi. Siamo quindi di fronte a un cambio radicale di paradigma, anche e sopratutto dell’informazione ambientale, di fronte al quale anche chi fa informazione ambientale deve “mutare pelle”.


Vai all’articolo su tutto l’evento qui


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Il sito di Fima


L’intervista che mi ha fatto Marco Talluri


Lo storify della giornata

 

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