Se Scala Mercalli chiude è anche colpa nostra

La politica ha deciso la chiusura di Scala Mercalli, ma la colpa e anche di chi giornalisti e opinione pubblica, non la ha difesa

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Scala Mercalli chiude. Alla fine ci sono riusciti. Chiude la trasmissione che aveva portato l’ambiente in prima serata. E non è un caso isolato. La Rai del servizio pubblico obbligatorio, quella del canone in bolletta per intenderci, sta ridimensionando, nella durata e nella collocazione in palinsesto, buona parte degli spazi d’informazione dedicati all’approfondimento.

Con in prima fila quelli dedicati all’informazione ambientale. Ambiente Italia, la storica trasmissione sull’ambiente è stata drasticamente ridimensionata e ora arriva la soppressione, dopo sole due stagioni, di Scala Mercalli, la trasmissione creata da Luca Mercalli che ha avuto il pregio di informare su esperienze inedite, per il grande pubblico italiano, circa questioni climatiche e ambientali, ma non solo. Una trasmissione scomoda. Vero. Come del resto dovrebbe essere tutta l’informazione.

Una trasmissione che viene chiusa non a caso. Ma con una volontà politica precisa che rappresenta un punto di svolta. Già perché questa volta la chiusura della trasmissione ha una chiara lettura politica, esattamente come l’editto bulgaro che colpì Biagi, Santoro e Luttazzi all’epoca del governo Berlusconi, nel 2002.

Scala Mercalli, infatti, è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare a firma dei senatori del PD Stefano Esposito, Camilla Fabbri e Francesco Verducci alla commissione di Vigilanza Rai.

Che recita esattamente: «risulta evidente che il sig. Luca Mercalli ha confezionato un prodotto di propaganda, fedele alle sue convinzioni (No Tav secondo gli interroganti N.d.R), all’interno di un programma della tv pubblica, pagata con il canone di tutti gli italiani, utilizzando come coro a sostegno di queste posizioni i suoi sodali con i quali da più di dieci anni organizza assemblee per contrastare la realizzazione della linea ad alta velocità Tav».

E proseguono chiedendo di sapere: «se tale modalità di informazione sia compatibile con quella di una tv pubblica; se questo sia il metodo di informazione con il quale intenda improntare la propria direzione delle reti Rai; se non ritenga necessario adottare i provvedimenti che riterrà più opportuni, e di propria competenza, nei confronti del conduttore Luca Mercalli; se non ritenga opportuno prevedere una puntata riparatrice nella quale invitare soggetti a favore della linea Torino-Lione».

Questa la cronaca, la documentazione necessaria per le verifiche è in fondo all’articolo, e c’è anche la risposta all’interrogazione del Dg Rai Campo Dall’Orto. Ma il vero problema è il contesto nel quale nasce l’operazione di attacco e di rimozione del programma Scala Mercalli e che si sta ripetendo con altri programmi e conduttori scomodi.

E che potrebbe diventare un format di rimozione collaudato e di successo. La politica, infatti, e non è una novità si è resa conto che una parte importante dell’opinione pubblica si è spostata sul web, mentre i media generalisti, carta e giornali, influiscono maggiormente sulla parte più anziana della popolazione che del web è sprovvista, la quale è più facilmente influenzabile per il diradarsi delle relazioni personali.

Ecco allora che la politica se da un lato apre al web, come fa il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con le proprie incursioni su Facebook che saltano i media classici e le agenzie, dall’altro blinda la televisione, sapendo che quell’audience è raggiungibile solo con quel media.

Nasce da qui, quindi, l’attacco generalizzato ai programmi d’informazione Rai che ha un solo compito: isolare da qualsiasi influenza “esterna” un elettorato “sensibile” sia come numero, sia come attenzione.

Ambiente, welfare, sanità, infatti sono alcune delle tematiche alle quali la popolazione più anziana è sensibile e quindi appare chiaro quale sia il progetto strategico d’isolamento.

Da un lato si tenta il controllo dell’elettorato più giovane “incastrandolo” in Facebook e offrendo loro contenuti solo all’interno dei social network che sempre più vorrebbero diventare il sinonimo di internet – escludendo tutto ciò che c’è fuori -, mentre dall’altro si “sterilizzano” i media generalisti a cominciare dalle televisioni da contenuti scomodi, come l’ambiente.

Il tutto nel più assoluto silenzio degli addetti ai lavori, come testimonia la scarsa eco che c’è stata sulla stampa dell’interrogazione parlamentare contro Scala Mercalli. Con un’opinione pubblica, si anche i lettori e gli spettatori hanno le loro colpe, indifferente alla questione. È chiaro che in un simile contesto l’accetta della politica sull’informazione “scomoda” ha un gioco facile.

Come fare, quindi, per (ri)dare un ruolo al giornalismo e all’informazione? La ricetta è ancora ignota, e addirittura non se ne conoscono gli ingredienti, come succede in tutte le fasi di transizione. Di sicuro l’informazione deve crescere perché si imponga come tale, incalzando la politica e non scendendo a patti con essa.

E già questa sarebbe una rivoluzione copernicana in Italia. E poi serve un’enorme spinta verso l’innovazione, nei contenuti, nei format e nella distribuzione, tenendo conto del fatto che sempre più spesso, anche con il mezzo televisivo, basta guardare Netflix, la monodirezionalità non esiste più.

Il lettore/spettatore sarà sempre meno passivo, a cominciare dalle possibilità di scelta, e la differenza sul successo dell’informazione in futuro sarà sempre più basata sulla qualità, sull’empatia e non sui numeri.

Perché la qualità è apprezzata e i numeri di Scala Mercalli lo dimostrano ed erano un ottimo inizio, ma non sono bastati per chi giudica questi numeri solo su base elettorale, come fa certa politica.

Il problema è se noi, operatori, sapremo identificare, creare e diffondere qualità dell’informazione che possa essere riconosciuta come tale dai nostri utenti. E quindi se sapremo in primo luogo riconoscere si i nostri meriti, ma anche e soprattutto i nostri errori.

Come in tutte le fasi di transizione/innovazione il futuro è nelle mani di chi sa vedere oltre al muro e non di sicuro in chi guida guardando allo specchietto retrovisore. E il muro nemmeno lo vede. Ma il muro esiste e continua a esistere. La scelta se schiantarci o dotarsi dell’asta giusta per saltarlo è solo nostra.


Qui trovate la parte sulla Tav della puntata di Scala Mercalli in questione.


L’importanza dell’informazione ambientale. Il pezzo di George Monbiot sul Guardian «La crisi climatica è già qui, ma nessuno ce lo dice»

Per scrivere alla Rai usate questo link (Html)

Per scrivere a Rai3 usate questo link (Html)

La petizione  su Change Org per riaprire Scala Mercalli (Html)

L’interrogazione originale su Scala Mercalli qui (Pdf)

Il resoconto con la risposta di Antonio Campo Dall’Orto direttore generale della Rai (Pdf) che proviene da qui (Html)

Le agenzie di stampa qui (Pdf)

La lettera di FIMA alla dirigenza Rai su Scala Mercalli


Il commento di Ferdinando Boero, docente di Zoologia all’Università del Salento alla chiusura di ScalaMercalli (da Facebook):

“Sulle grandi reti generaliste i numerosissimi programmi sulla natura sono concepiti come mero intrattenimento del pubblico, e non hanno funzione di elevazione culturale.

La convinzione degli autori è che se si va al cuore dei problemi si attiva il cambio di canale. Poi è arrivata Scala Mercalli. Luca Mercalli è diventato popolare con Che Tempo che Fa, prima con le previsioni del tempo, poi con interventi più argomentati in cui parlava di riscaldamento globale, consumo di suolo, patrimonio naturale devastato.

Fazio spesso lo tagliava: doveva arrivare Baglioni a cantare la sua ultima canzone… e poi Littizzetto avrebbe detto culo! e allora sì che si ride. Esimi critici televisivi hanno stroncato il programma di Luca Mercalli: qualcuno lo ha chiamato terrorista.

Non ci sono visioni edulcorate di bei paesaggi e di animali dal forte carisma, a Scala Mercalli. Si parla di tutto quello che di solito si dice ai summit internazionali, tipo quello di Rio sulla biodiversità, o l’ultimo di Parigi, sul riscaldamento globale. Con argomenti, dati, grafici, e testimonianze di ospiti.

Di queste cose parla anche quel terrorista di Francesco, nell’Enciclica Laudato Sì. Tutto questo, stando agli ascolti, agli italiani non interessa o, meglio, non abbastanza da sostenere un programma in prima serata. Raccontare la verità è un servizio pubblico. Ma se non c’è audience che senso ha?

Sono stato invitato in quasi tutti i programmi dedicati alla natura, ma solo da Mercalli ho potuto raccontare quello di cui tratta il mio libro “Economia senza natura. La grande truffa”.

Persino mostrando dei grafici, invece che belle immagini colorate. Tutti ci dicono che l’economia deve crescere, ma la distruzione del capitale naturale che consegue alla crescita del capitale economico non viene conteggiata. Chi mostra i benefici e nasconde i costi è un truffatore.

I propugnatori della crescita economica scollegata dalla decrescita della natura sono dei truffatori, inclusi i critici televisivi che si irritano a sentire verità scomode.

Come può essere compiuta una democrazia se viene meno l’informazione? Se i problemi più urgenti (la distruzione delle premesse che permettono la nostra sopravvivenza) non vengono spiegati, se le conseguenze delle nostre scelte economiche restano oscure, come può la popolazione scegliere in modo consapevole?

Mercalli ha mostrato quel che sta avvenendo, e quali saranno le conseguenze se non adotteremo misure concrete e risolutive che, però, nessuno vuole prendere.

Ha anche mostrato le soluzioni, ma è meglio che non se ne parli. Se in democrazia la maggioranza della popolazione è disinformata e non riesce a distinguere i ciarlatani dalle persone competenti, può prendere decisioni che vanno contro i suoi stessi interessi.

Come è successo in Inghilterra, con Brexit. A volte la scelta è giusta, come è avvenuto per il referendum sul nucleare, a volte è profondamente errata, come è avvenuto con il fallimento del referendum sulle concessioni petrolifere. In democrazia la maggioranza vince, ma non è detto che abbia ragione.

Stiamo minando le premesse che permetteranno prosperità ai nostri discendenti, e non ci piace sentircelo dire. Mercalli lo dice, e quindi è meglio che taccia. Scala Mercalli non esiste più. Il tentativo di migliorare la conoscenza ambientale degli italiani è fallito. Torniamo alle edulcorate storielle che tanto piacciono ai critici.”

Ferdinando Boero – Professor of Zoology, Università del Salento


Ringraziamenti:

Luca Mercalli per la documentazione

Tullio Berlenghi per la documentazione

Beppe Lanzi per la documentazione e lanci social

Mario Salomone per la lettera FIMA

Rosy Battaglia per i lanci social

Marco Fratoddi per il link a La Nuova Ecologia

Un lettore che desidera rimanere anonimo (per via delle profilazioni) per i suggerimenti sui link


 

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8 Commenti su Se Scala Mercalli chiude è anche colpa nostra

  1. e se provassimo noi consumatori di telecomandi a far capire alle emittenti cosa vogliamo e cosa no? Se provassimo a tempestare di proteste continue ogni volta che trasmettono cavolate senza senso ?? se provassimo noi ascoltatori ad assumerci la responsabilità di far sapere a chi di dovere che siamo incavolati e delusi? che pretendiamo, esigiamo, vogliamo che il nostro cervello venga rispettato?
    ma poi servirebbe?
    non molto tempo fa ho letto che i programmi più seguiti sono il grande fratello, the voice, l’isola degli affamati……
    ……….a me viene da piangere…
    come non detto, mi rimetto a leggere vah…

    • Tra poco potrete scegliere cosa, come e quando guardare. Il passaggio sul web sarà epocale e vi ridarà il potere d’influenzare direttamente chi produce informazione con le vostre decisioni. Non è un caso che in Italia si sia andati sul Digitale Terrestre e non sul web come la Bbc. Questo articolo ne è un esempio. L’ho fatto in completa autonomia, ha tutte le risorse che vi consentono di capire (fonti documentali e video originali). Resta il problema di come pagare chi realizza questi contenuti, ma un’idea la ho. A oggi avete letto l’articolo in 3.029. Se ognuno di voi avesse pagato 5 centesimi io avrei guadagnato 150 euro. Una cifra più che congrua per un articolo di questo tipo. Grazie per il commento.

    • Si leggere, per poi riflettere per capire e poi parlare, con tutti sempre, ovunque, oggi ho fatto una testata di informazioni alla mia parrucchiera, quante cose non sanno, molti preferiscono “non sapere”, altri ” non gliene può fregare di meno”. Dobbiamo combattere l’indifferenza della massa, della stampa che cerca di condizionare il popolo verso il morboso, le classiche tre S, Sesso, Sangue, Soldi. Non si chiede perché manca il lavoro, perché manca l’acqua, Il clima cambia velocemente, il mare è inquinato, l’aria è inquinata, la gente fugge dai loro paesi, perché c’è chi muore di fame e chi lo fa perché mangia troppo e male; ho passato gli ultimi 43 anni guardandomi attorno, immerso nel brodo mefitico della massa in crescita esponenziale, cercando di galleggiare. Non ho amici, mi considero una persona scomoda e forse antipatica, ma considero un amico Luca Mercalli, anche se non condivido sempre le sue opinioni altrimenti non sarei un amico. Mi fosse concesso io farei una trasmissione, di almeno 4 ore, sulla causa principale di tutti i mali, ” La bomba Demografica”, il testo fondamentale per capire tutto ciò, ” I limiti dello Sviluppo” tradotto con il titolo sbagliato, non sviluppo ma bensì ” CRESCITA”, e le polemiche e censure lo hanno fatto scomparire, come ” La bomba demografica” di Paul Ehrlich del 1968 mai tradotto in italiano. La vera terza guerra è contro la crescita demografica e l’urbanizzazione vero cancro dell’umanità, fisico e mentale, poi basta chiudere due strade e diventa un arresti ai domiciliari. giusca50

  2. La più ampia informazione sui cambiamenti climatici e sull’inquinamento è chiusa perché ?
    Il governo che controlla la RAI sta con le lobby dei petrolieri, dei cementieri, dei costruttori di inceneritori, e con le mafie che fanno affari sui rifiuti ? L’informazione sul clima va incentivata per affrontare con consapevolezze i cambiamenti climatici.

  3. Luca Mercalli prima della seconda serie aveva detto che scegliere la sua trasmissione sarebbe stato come votare: più persone l’avessero seguita, più sarebbe stato possibile orientare le scelte,e probabilmente meno agevole la chiusura.
    La media tra la prima e la seconda serie è stata sempre intorno al milione di persone. Personalmete ho fatto il possibile per la diffusione. Ma ho trovato indifferenza. E fondamentalmente intorno a me, indifferenza, ignoranza nel senso letterale del termine, e apatia. Molto hanno fatto le recensioni contrarie, le lobby ecc. Molto ha fatto l’indifferenza dei più. Vi do una dritta: anche se ci ostiniamo ad ignorarli i problemi ambientali rimangono. E minacciano la specie homo sapiens: (sapiens? mah). Il pianeta si salva. Noi no.

  4. Ho letto su “la nuova ecologia”…sono rimasta basita.poi mi sono chiesta: possibile che queste decisioni così importanti passino inosservate anche dalle opposizioni in parlamento? Nessuno parla… mi stupisce che i parlamentari M5S non abbiano resa pubblica questa decisione.
    Sono una “vecchia” ambientalista, socia attiva da anni di
    legambiente, ho sempre lavorato con convinzione per difendere e proteggere la natura, cercando di sensibilizzare le persone su questa tematica.
    Sono convinta che non bisogna demordere, ma continuare a lottare con tutti i mezzi leciti a disposizione.

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  2. Climalteranti.it » Appello per reintrodurre Scala Mercalli nel palinsesto RAI

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