Autostrade del mare

La tragedia di ponte Morandi può essere un'occasione per ripensare la logistica del trasporto merci in Italia in direzione di una maggiore sostenibilità

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Logistica. Parola troppo spesso dimenticata in Italia che arriva all’onore delle cronache solo quando c’è una sua interruzione. Come ora, nel caso del crollo di Ponte Morandi che taglia in quattro sia la comunicazione su gomma tra l’Italia e la Francia, sia quella tra il porto di Genova e la Pianura Padana, ossia il nord Europa. Il tutto con il crollo di “soli” duecento metri di infrastruttura. Si tratta di una questione che dovrebbe far riflettere sulla fragilità dei sistemi che stiamo costruendo sia sotto al profilo industriale, sia ambientale. E in Italia siamo maestri in ciò, visto che il trasporto intermodale da noi è al lumicino, sotto al profilo dell’utilizzo misto di gomma e treni, vista anche la percentuale molto ridotta di merci che viaggiano su treno è il 6%, in diminuzione, mentre secondo l’Unione Europea si dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, arrivare al 30% al 2030. Ma oltre gomma e treni esiste anche un’altra possibilità: l’acqua.

L’Italia, infatti, con i suoi ottomila chilometri di coste e un sistema portuale sufficientemente diffuso, potrebbe sviluppare le cosiddette “autostrade del mare” sviluppando un sistema intermodale gomma-acqua che nei fatti già esiste e sarebbe disponibile già ora, anche per rispondere alla crisi del ponte Morandi.

E si tratta di un sistema che è già stato testato nei fatti. Nel caso dei collegamenti tra la Sicilia e le regioni peninsulari, infatti, una buona parte del traffico pesante “salta” la Salerno-Reggio Calabria, – e il relativo collo di bottiglia del passaggio sui traghetti sullo Stretto di Messina, che sono mantenuti al minimo dell’efficienza, per “giustificare” la realizzazione di un improbabile ponte, imbarcando da Napoli e Salerno, verso la Sicilia, e viceversa.

Si tratta di un modello che funziona anche per altre parti d’Italia. Lo provò nel lontano 2004, l’allora capogruppo dei Verdi in Toscana, Fabio Roggiolani, che fece un esperimento in collaborazione con la Fita-Cna e del gruppo ‘Grandi Navi veloci, utilizzando due Tir che si sfidarono in un viaggio da Livorno-Palermo, uno per mare, l’altro via terra, per verificare quale fosse il percorso più conveniente nel trasporto delle merci in Italia. Il primo camion si imbarcò sulla nave Majestic, mentre l’altro affrontò la viabilità tirrenica verso Sud, passando lo stretto di Messina e arrivando al porto palermitano.

«Mettemmo in gara un Tir “ippopotamo”, mammifero pesante abituato all’acqua, imbarcato su una nave, contro un identico Tir “rinoceronte”, mammifero altrettanto pesante ma che viaggia solo per terra, sulla tratta Livorno-Palermo. – ci dice Fabio Roggiolani, ora cofondatore di Ecofuturo – Vinse l’ippopotamo che impiegò 19 ore una in meno rispetto al rinoceronte». E ciò solo sotto al profilo del tempo perché da calcoli fatti all’epoca anche il risparmio ambientale è notevole. Le navi da trasporto delle ultime generazioni  sono in grado di trasportare più di 2.500 metri lineari a tratta. Ossia circa 370 mezzi pesanti al giorno che tolti dalla circolazione stradale comporterebbero un risparmio netto di 220 mila litri di gasolio. E parliamo di navi alimentate a gasolio. La novità di oggi, infatti, è rappresentata dalla possibilità di alimentare le navi con un combustibile rinnovabile quale il biometano liquefatto prodotto in Italia, dove abbiamo una forte concentrazione di impianti di produzione di biometano da scarti agricoli che non sono in concorrenza con la filiera alimentare. «Però ora abbiamo l’emergenza e a ciò si può rispondere rapidamente, aspettando e mettendo a sistema la conversione a biometano delle navi italiane e a ciò si può rispondere utilizzando i traghetti esistenti che alla fine della stagione estiva viaggiano semivuoti. – conclude Roggiolani – Così si può risolvere l’emergenza della logistica legata a ponte Morandi e mettere a punto il sistema definitivo per le autostrade del mare». E sarebbe il caso di sbrigarsi visto che il sindaco di Nizza, altra città interessata al crollo di ponte Morandi, si sta già muovendo in questa direzione e sarebbe il caso di fare sistema con la città francese in maniera da non entrare in una competizione che avrebbe risvolti negativi per tutti.

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