Clima in crisi

L'abolizione dei sussidi alle fossili e la carbon tax non saranno sufficienti per centrare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima. Lo afferma una ricerca pubblicata su Nature

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Risolvere il rebus del clima è complesso. Parecchio. L’eliminazione dei sussidi ai carburanti fossili, in Italia 16 miliardi di euro l’anno, non ridurrebbe le emissioni globali di CO2 ai livelli sperati e non promuoverebbe in modo significativo l’uso dell’energia rinnovabile. Questo è ciò che emerge dalla ricerca, pubblicata su Nature con il titolo “Limited emission reductions from fuel subsidy removal except in energy exporting regions” che è stata condotta da J. Jewell, dell’International Institute for Applied Systems Analysis con la collaborazione dei ricercatori della Fondazione Eni Enrico Mattei, J. Emmerling, L. Berger e M.Tavoni. In sintesi la ricerca afferma che «entro il 2030 le emissioni mondiali di CO2 calerebbero solo dell’1-5% rispetto a quelle previste mantenendo i sussidi, una riduzione significativamente inferiore a quella necessaria per rispettare gli impegni presi nell’ambito dell’accordo sul clima di Parigi».

Gli studiosi hanno utilizzato per la prima volta il confronto tra i risultati prodotti da cinque modelli matematici (Intergrated Assessment Models), tra cui uno parzialmente sviluppato dal Cmcc, comparandone gli esiti ed è emerso che la rimozione di sussidi alle fonti fossili a livello globale produrrebbe, al 2030, una diminuzione delle emissioni di CO2 compresa tra l’1 e il 5%, ossia tra 0,5 e 2 miliardi di tonnellate di CO2, una quantità inferiore agli impegni dell’accordo di Parigi che chiede una diminuzione di 4-8 miliardi di tonnellate di CO2, quota che comunque non ci manterrebbe sotto i 2°C al 2100.

«In alcuni Paesi, come i maggiori esportatori di energia prodotta da fossili, l’eliminazione dei sussidi conduce a risultati significativi sia sull’uso delle rinnovabili che sulla riduzione delle emissioni. – afferma Tavoni – A livello globale, però, le conseguenze sarebbero limitate, il che vuol dire che non bisogna mai dimenticare che servono altre soluzioni, come ad esempio tassare la CO2, investire in innovazione».

Ma non basta. Nell’articolo, infatti, si legge che: «L’eliminazione dei sussidi avrebbe poi ripercussioni significative sulla popolazione piú povera del pianeta che, non potendo permettersi di passare dai carburanti fossili senza sussidi a quelli piú avanzati, ricorrerebbe a legna e carbone, materiali dannosi alla salute che producono una quantitá maggiore di emissioni», mentre la cancellazione dei sussidi consentirebbe, forse ai paesi maggiori esportatori di carburanti fossili di rispettare i loro, blandi, impegni per l’accordo di Parigi.

«Eliminare i sussidi è una misura che da sola non basta. – prosegue Tavoni – Intanto sappiamo che in alcune regioni produrrebbe effetti di riduzione sulle emissioni, per non parlare del miglioramento della qualità dell’aria conseguente a una riduzione dell’uso delle fonti fossili, con beneficio per la salute pubblica. Ci sono regioni dove invece gli esiti possono essere negativi, ma in questi casi bisogna fare attenzione a tutte le ripercussioni che una singola misura può avere e integrarla in una serie di iniziative che ne bilancino gli impatti sociali ed economici. La tassazione della CO2 rimane uno strumento fondamentale. Le fasce di reddito basse possono essere protette dall’aumento dei prezzi dell’energia con misure compensative (esenzioni o rimborsi) sostenuti dal gettito fiscale derivante dalla tassa. Ma ancora non sarebbe sufficiente, perché abbiamo anche bisogno di innovare per sviluppare nuove tecnologie ed abbassare i costi di quelle esistenti, allo stesso tempo dobbiamo sostenere il cambiamento dei comportamenti individuali attraverso interventi come i ‘nudges’ che sono particolarmente interessanti, soprattutto quando si legano alla crescente digitalizzazione».

Insomma la ricerca afferma, in ultima analisi che l’eliminazione dei sussidi alle fossili e la carbon tax sono due elementi importanti, ma assolutamente insufficienti per vincere la battaglia del clima. Servono anche altri strumenti innovativi, ma il problema è che non stiamo usando nemmeno gli strumenti che già possediamo, figuriamoci quelli che dovremmo creare.

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