La carta di Möbius

L’Italia è il quarto paese in Europa per l’utilizzo di carta riciclata e spinge sul recupero di prossimità: la distanza media di conferimento alle piattaforme di riciclo è di 17,3 km. Per il macero siamo passati dall’import all’export

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Quella della carta è una storia legata alle risorse. Già nel ’700 in Europa la carta subì la “crisi degli stracci” – la materia prima dell’epoca – terminata con la scoperta dell’estrazione della cellulosa dal legno. Ed è stata una corsa, quella della carta, che non ha conosciuto ostacoli. 

Dai primi quotidiani alla diffusione di massa dei libri, dagli imballaggi agli usi speciali di oggi, la carta è stata uno dei prodotti che più ha segnato le trasformazioni degli ultimi due secoli, ponendo però seri problemi ambientali. Produrre una quantità sempre maggiore di carta ha comportato infatti l’utilizzo crescente di sostanze chimiche, alti costi energetici, ma soprattutto il dover disporre di grandi quantità di cellulosa da legno per reggere le richieste dei mercati. Tutto ciò ha spinto l’industria – anticipando alcune volte le ragioni degli ambientalisti – a sviluppare metodologie e pratiche per riciclare la carta.

Una storia di successo
Il riciclo della carta è una storia di successo, specialmente per l’Italia. I numeri lo dimostrano. Il nostro paese è il quarto in Europa per l’utilizzo di carta riciclata, con un impiego di 4,7 milioni di tonnellate annue (dati Assocarta 2013), 48,4 kg di carta e cartone pro capite raccolti nel 2013: più 1% sull’anno precedente. Un aumento significativo se si pensa che nello stesso anno la produzione dei rifiuti urbani è diminuita del 3,2%. E il settore degli imballaggi cellulosici è il più virtuoso, visto che segna un tasso del 93% nel riciclo: oltre nove imballaggi su dieci vengono avviati a nuova vita. Si tratta di numeri che nascono dalla scarsità di risorse forestali del nostro paese, cosa che ha spinto le imprese a dotarsi di tecnologie e lavorazioni per il recupero della carta.

Una questione di fibra
Il macero oggi è la prima fonte di fibra per i prodotti cartari. Ma c’è fibra e fibra. I processi industriali, negli anni, si sono sviluppati per ottimizzare l’impiego delle fibre cellulosiche da riciclo che non sono tutte uguali circa l’impiego finale. Lo standard EN 643 del Cen (Comitato europeo per la standardizzazione) identifica 95 tipi di diverse tipologie di carte e cartoni da riciclare, definendo le percentuali massime di altri materiali non cartacei ammessi e quelli proibiti che non devono mai essere presenti nella carta da macero destinata al riciclo.

Il riciclo di prossimità
Ciò a cui si sta lavorando a livello europeo e italiano per evitare fenomeni distorsivi sul fronte ambientale del riciclo da parte dei paesi extraeuropei è il riciclo di prossimità, che punta a ridurre le emissioni di CO2 legate al trasporto e a creare lavoro a livello locale. Un esempio di best practice arriva da Parigi, dove carta e cartone sono avviati al riciclo in quattro stabilimenti vicini alla città. Oltre a questo la Syctom – l’agenzia municipale per i rifiuti domestici – include nei contratti di vendita della carta e cartone recuperati una clausola di prossimità che vincola l’impresa assegnataria a lavorare la materia prima-seconda all’interno del territorio nazionale o al massimo nei paesi confinanti. Del resto su questo fronte le cose vanno bene anche in Italia. La distanza media di conferimento alle piattaforme di riciclo è di 17,3 km, mentre l’industria nazionale ha un tasso d’utilizzo della carta da macero di oltre il 55,2%. In pratica ogni 100 tonnellate di carta prodotte in Italia, 55 provengono dalla carta da riciclo.

Curare la raccolta
La raccolta della fibra secondaria nel nostro paese ha due canali. Il primo è quello delle imprese di trasformazione a valle delle cartiere, dalle quali arrivano gli sfridi (i residui di prodotto) delle lavorazioni, i giornali invenduti e gli imballi provenienti dalla grande distribuzione organizzata e dalle imprese. Si tratta di materia prima-seconda selezionata all’origine e pronta per l’utilizzo in cartiera. Il secondo canale è quello della raccolta differenziata dei rifiuti urbani che invece ha bisogno di una selezione preventiva prima di arrivare in cartiera. In assenza del riciclo, tutta questa carta sarebbe solo un rifiuto da spedire in discarica: il suo riutilizzo evita ogni anno la realizzazione di 20 discariche di medie dimensioni. Ormai la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia ha una lunga tradizione. Da anni è attivo Comieco – il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica – cui aderiscono i produttori, gli importatori e i trasformatori di prodotti a base di cellulosa e anche i recuperatori. La sua attività comprende la stipula di convenzioni e la gestione del sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti a base cellulosica all’interno dei Comuni. Oggi Comieco copre il 70,7% dei comuni, l’83,9% della popolazione e ha raccolto in convenzione 1,5 milioni di tonnellate di carta e cartone, erogando ai Comuni in convenzione 88 milioni di euro (dati 2013).

L’efficienza delle cartiere
Ma non si può lasciare il nastro di Möbius della carta senza citare ciò che succede nel settore, a parte il riciclo. Il 75% delle fibre vergini di cellulosa necessarie alle cartiere italiane sono di provenienza certificata, a fronte del fatto che solo il 10% delle foreste globali lo sono. Per trattare queste fibre vergini le cartiere non usano il cloro gassoso e in 40 anni hanno diminuito il consumo d’acqua del 66%. Ma soprattutto negli ultimi 18 anni le aziende cartarie hanno aumentato l’efficienza energetica del 20% utilizzando la cogenerazione, visto che per produrre carta serve sia elettricità sia calore. Insomma se l’economia deve diventare circolare, la carta ha ottime possibilità di essere tra i materiali all’avanguardia, per chiudere il cerchio.

Più facili da separare
Gli imballaggi compositi poliaccoppiati sono uno dei più grandi problemi del riciclo, specialmente quelli per bevande che sono composti da cartone, alluminio e plastica. Nelle cartiere del Gruppo Lucart, per la prima volta in Italia, è stato messo a punto un sistema per separare i tre materiali avviandoli al riciclo. La fibra di cellulosa ottenuta, che rappresenta il 74% dell’imballaggio, viene utilizzata come materia prima anche per i prodotti principali dell’azienda, mentre plastica e alluminio sono conferite ad altre imprese che li utilizzano come materie prime nei settori dell’imballaggio e dell’edilizia. Questo sistema consente a molti Comuni di raccogliere gli imballaggi compositi poliaccoppiati per bevande assieme alla carta, semplificando il processo di raccolta differenziata ed evitando l’incenerimento o il conferimento in discarica.

 

Lo scarto che salva energia
Gli scarti della lavorazione della carta, come la fibra di cellulosa sotto forma d’ovatta e fiocchi, trattati in maniera naturale diventano un ottimo isolante per la bioedilizia. Trasformandosi da rifiuti a risorsa. Succede in Piemonte dove Nesocell, una startup dell’incubatore Ip3 del Politecnico di Torino, ha messo a punto un processo, a base di additivi naturali in fase liquida che rivestono le singole fibre, in grado di aumentare durabilità e potere isolante. Il prodotto ottenuto dura 50 anni, resiste all’umidità ed è ottimo per l’isolamento degli edifici con tamponature a camera d’aria, tramite insuflaggio. Le prestazioni sono migliori – a costi inferiori e usabilità analoga – rispetto a quelle di altri materiali sia d’origine petrolchimica, come l’Eps (polistirene espanso) e i poliuretani, sia di derivazione minerale, come le lane di roccia e di vetro.

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