Metano o elettrcità: la mobilità sostenibile al bivio

L'Italia è in mezzo al guado per quanto riguarda la mobilità sostenibile. Il contrasto è tra elettricità o metano

auto elettrica metano
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Metano o elettricità. Questa è la sfida che si profila all’orizzonte in Italia sulla scelta per la mobilità sostenibile. Precisiamo prima di tutto una cosa. Non possono essere due tecnologie alternative, come sembra profilarsi da parte del governo, ma complementari. Ma andiamo con ordine. Da un lato troviamo Snam con  Fca e Iveco per il metano e dall’alto Enel Renault, Nissan, Bmw e Volkswagen schierati per l’elettrico. Snam ha previsto di investire nei prossimi cinque anni ben 4,7 miliardi di euro per:«rendere il nostro sistema ancora più forte, più interconnesso e più sostenibile, contribuendo significativamente alla realizzazione dell’Energy Union e offrendo una soluzione efficace al processo di decarbonizzazione», ha detto l’amministratore delegato di Snam Marco Alverà.

Nel concreto nei prossimi anni Snam si ripropone i realizzare 300 nuovi distributori di metano per autovetture e il trasporto pesante. Un aumento di circa il 25% rispetto ai 1100 distributori esistenti, una percentuale piccola se si pensa che oggi abbiamo una rete di 21.000 distributori di benzina e gasolio, di sicuro sovradimensionata e che dovrebbe arrivare nei prossimi anni, secondo l’Unione Petrolifera a circa 15.000, per seguire gli andamenti di mercato e razionalizzarne i costi. Nei prossimi anni, quindi si potrebbe arrivare a un 10% di distributori a metano.

Dall’altro lato c’è l’elettrico di Enel che vedrà l’installazione di 12.000 colonnine elettriche sia a ricarica veloce, sia normali e che saranno abilitate a fornire servizi di rete, ossia a cedere energia elettrica per il bilanciamento delle reti. Ma a sfavore dell’auto elettrica, per ora, gioca il fatto che in Italia a oggi sono lo 0,06% del parco circolante, mentre quelle a metano sono 1,42%.

Comunque nulla rispetto al 56% del diesel che andranno cambiate a che prima del loro fine vita andranno demolite a causa delle sempre più stringenti ordinanze anti traffico dei comuni. Un caso di obsolescenza programmata combinata tra Unione Europea, costruttori europei di autovetture e governi nazionali, al quale non c’è rimedio visto che il diesel non può essere retrofittato a metano, specialmente per ciò che riguarda le autovetture di piccola e media cilindrata.

Ma torniamo al metano. Secondo Snam i maggiori incrementi ci saranno nel campo del trasporto pesante, segmento dove le potenze in gioco sono eccessive per applicare, a oggi, con efficienza l’elettrico e infatti nell’accordo sul gas c’è anche come partner Iveco. L’elettrico sul segmento autovetture, però, ha delle marce in più.

La prima è rappresentata dalla possibilità di carica, lunga, a livello domestico, la seconda è il fatto che la maggior parte delle case automobilistiche hanno in programma modelli a costi sempre più ridotti e con un’autonomia di oltre 500 km, mentre la carta segreta che ha in mano Enel è quella di abbassare il costo del “carburante” ossia l’elettricità attraverso la remunerazione dei servizi di rete.

E si parla, in alcuni casi se partirà anche in Italia il sistema Vehicle to Grid (V2G), che Enel sta sperimentando nell’Europa del Nord, di un azzeramento dei costi del “carburante”. Specialmente per le autovetture che operano nel ciclo urbano e che sono ferme, e quindi potenzialmente allacciate alle rete per 23 ore al giorno, di media.

E il ruolo del Governo in questo quadro è contradditorio. Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda sostiene l’accordo tra Snam, Fca e Iveco, mentre Matteo Renzi, quando era presidente del Consiglio aveva “benedetto” il piano di Enel per le colonnine di ricarica. Vedremo cosa farà l’attuale presidente del Consiglio Paolo Gentiloni con la nuova Strategia Energetica Nazionale che è attesa tra qualche mese e che dovrà occuparsi anche delle strategie future delle mobilità.

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