Sergio Ferraris per la presidenza di FIMA, la Federazione dei Media Ambientali

Partono le elezioni di FIMA, la Federazione dei Media Ambientali, ma per votare devi iscriverti o rinnovare l'iscrizione entro e non oltre la mezzanotte del 20 luglio 2017

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail
La prossima settimana ci saranno le elezioni di Fima, la Federazione dei Media Ambientali che ho contribuito a fondare. Io mi presento per la carica di presidente e con me sono persone di valore.  Con me, alla carica di segretario, si candida un giovane e valido grafico, Davide De Angelis che è l’autore del logo di FIMA. Per votare bisogna iscriversi o rinnovare l’iscrizione entro domani, 20 luglio, e si vota la settimana prossima. Se vuoi votare devi iscriverti o rinnovare l’iscrizione entro e non oltre la mezzanotte del 20 luglio 2017 qui: http://fimaonline.it/come-aderire/ e poi puoi vedere il dibattito qui: http://sgilabs.solutions/fima/.Qui sotto, invece, trovi il mio programma che se lo ritieni opportuno puoi girare a chi vuoi.  Se vorrai darmi , o darci,  il tuo sostegno ti ringrazio.

FIMA 2050

SERGIO FERRARIS FOR PRESIDENT  🙂

Il programma, le metodologie e lo scenario

L’informazione ambientale in Italia sta diminuendo. Al di la di ciò che potrebbe sembrare l’informazione ambientale oggi nel nostro paese subisce una doppia crisi. La prima è quella legata al mondo dell’editoria in generale che sta perendo colpi da noi più che all’estero, mentre la seconda è specifica dell’informazione ambientale che subisce la tenaglia della mancanza d’interesse e di risorse. E ciò la porta a non innovare. E FIMA può e deve agire in questo senso. Un associazione come FIMA deve essere all’interno del dibattito giornalistico legato all’innovazione e alla ricerca di risorse, perché l’informazione ambientiate deve trovare gli strumenti innovativi per risalire la china.

Per questo motivo mi candido alla presidenza di FIMA. Il mio programma è:

  1. creare dei tavoli di lavoro tra i soci finalizzati su obiettivi specifici come:
  • lavoro giornalistico e di comunicazione ambientali: nuove filiere e modelli possibili per combattere il precariato, il lavoro sottopagato e i conseguenti deficit di competenze
  • trasmissione del sapere intergenerazionale, rivolto agli over 55 e agli under 35, per sviluppare nel giornalismo ambientale la figura del mentore
  • internazionalizzazione del lavoro giornalistico e di comunicazione ambientale
  • avviare sondaggi per capire che cosa desiderino i soci da FIMA, agendo di conseguenza per andare incontro alle esigenze emerse
  • potenziare l’utilizzo del sito web, utilizzandolo sia in per servizi, sia per la comunicazione di FIMA
  • sviluppare una comunicazione/iniziative a livello locale per evitare che la base associativa di FIMA sia concentrata solo sulle grandi città
  1. aprire il confronto tra i giornalisti e i comunicatori ambientali e quelli di altri settori sviluppando:
  • il lavoro di ibridazione tra i generi giornalistici basato su tecnologie e gestione dei contenuti
  • portando FIMA, con contenuti nuovi e originali, all0interno degli eventi dove si dibatte di giornalismo e informazione
  • l’interlocuzione e la riflessione sui contenuti con figure considerate tecniche, ma che in realtà possiedono tutte le caratteristiche dei giornalisti e dei comunicatori, come grafici, programmatori web orientati al mondo dell’informazione, fotografi, videomaker.
  1. internazionalizzare FIMA sviluppando rapporti con altre realtà estere che si occupano di giornalismo ambientale con:
  • la creazione di rapporti, anche con la creazione di workshop, con le associazioni di giornalismo ambientale
  • facilitare e fornire strumenti per la realizzazione di progetti internazionali come il supporto a fondi, partecipazione a grant ecc ecc
  • inserire FIMA nel dibattito giornalistico internazionale
  • Cercare affiliazioni con organismi internazionali quali SEJ

Gli obiettivi alla fine del triennio di questo mio programma sono:

    • possedere un background di metodologie e contenuti consolidati in un sito web e magari con degli e-book collettivi;
    • favorire la nascita di una nuova e giovane leadership in FIMA;
    • arrivare a fine mandato varando la prima edizione del Festival del giornalismo e della comunicazione ambientale, passando per eventi pubblici all’interno di manifestazioni esterne al mondo ambientalista;
    • aver aumentato la base associativa.

E per fare ciò ho intenzione di attivare una ricerca di fondi sistematica, sia a livello di istituzioni, sia da privati, cosa mai fatta in FIMA in precedenza. Anche offrendo, perché no, servizi creati dai soci, come fanno le associazioni estere.

Cosa serve a FIMA per affrontare ciò

Serve una squadra aperta alla partecipazione e all’innovazione che lasci da parte narcisismi e particolarismi, “qualità” che impediscono ai giornalisti, anche ambientali, di fare rete, di essere solidali per ambire a obbiettivi al passo con le sfide che abbiamo davanti. Il giornalismo italiano, e quello ambientale, è fatto di tanti piccoli orticelli che possono e devono diventare una prateria, E FIMA può essere uno degli strumenti adatti a fare ciò.

Ora un attimo per vedere cosa ci aspetta a breve

I giornalisti e il mondo dell’informazione, compresa quella ambientale, sono pronti all’arrivo dell’Intelligenza artificiale. No, il motivo è semplice. Si pensa che l’informazione e la comunicazione siano un “lavoro d’intelligenza” troppo elevata perché sia sostituito da computer e robot. Ed è vero solo in parte. Se da un lato possiamo osservare che il report di McKinsey sulla diminuzione del lavoro causata dai robot e dall’intelligenza artificiale mette solo una piccola fetta del giornalismo nel calderone di chi perderà il lavoro al 2050 – il 50% in meno, 350 milioni in Cina e 11 milioni in Italia, di posti di lavoro persi in quella data – sotto a un altro profilo si può notare che l’intelligenza artificiale cambierà in maniera drastica il modo di lavorare e i giornalisti. Un interessante articolo uscito sul sito European Journalism Observatory, scritto da Thomas Schmidt, (https://goo.gl/HJ9fWq) fa il punto delle prospettive non al 2050 ma al 2027. L’articolo descrive la giornata di un giornalista, su un’auto a guida autonoma e mentre l’assistente virtuale gli legge la rassegna stampa, i sensori dell’auto rilevano un deterioramento nella qualità dell’aria. Un’analisi statistica immediata scopre che la cosa è inusuale; il giornalista, con un programma di mappatura dei social, scopre che si discute dei problemi respiratori dei bambini. Allora, sempre in auto, scarica le immagini dalle telecamere e consulta i registri pubblici con un’analisi automatizzata del testo. Per fare un’ulteriore verifica invia dei droni con fotocamere e li segue con gli occhiali per la realtà virtuale. Dopo intervista i protagonisti, cittadini e fonti ufficiali e su queste ultime le tecnologie d’analisi vocale interpretano toni “esitanti” o “nervosi”. Fatto questo, detta la storia a una App che esegue il controllo ortografico, formatta il testo e lo pubblica. Potrebbe sembrare fantascienza e invece si tratta di un esempio basato su un report dell’Associated Press, “The Future of Augmented Journalism: A Guide for Newsrooms in the Age of Smart Machines“, dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo. L’eccellente articolo di Schmidt analizza altre questioni, ma ora è il caso di calare questa esperienza, futura, nel giornalismo italiano in generale e in quello ambientale nel particolare. La prima questione è: siamo pronti? No, per niente. Il giornalismo ambientale in Italia non se li pone nemmeno lontanamente questi problemi. Eppure si tratta di una questione di sopravvivenza dell’informazione ambientale.

Il ruolo fondamentale delle tecnologie

L’accesso a queste tecnologie, e quindi all’informazione che ne deriva, passa attraverso la possibilità di potersele permettere, ma soprattutto richiede giornalisti “ibridi” che sappiano fare inchieste, maneggiando agevolmente questi strumenti. Risorse economiche e professionalità, che nel panorama del giornalismo italiano non ci sono e, secondo me, potrebbero non esserci per lungo tempo, creando una vera e propria barriera all’informazione, specialmente ambientale. Il tutto in un panorama nel quale spesso il giornalista è un freelance, precario, pagato poco, esterno alle redazioni e con pochi strumenti tecnologici – cosa che impedisce la formazione all’innovazione. La scommessa sarà quella che tutti i giornalisti possano accedere a tecnologie di questo tipo e che siano retribuiti in maniera equa per il lavoro. L’alternativa è la perdita dell’informazione ambientale di qualità, in un momento storico nel quale è sempre più indispensabile per le sfide, come quella del clima, che ci troveremo ad affrontare.


Sergio Ferraris

Giornalista scientifico
Direttore QualEnergia
Primo premio “Reporter per la Terra 2015”
Primo premio ANEV per il giornalismo ambientale sul web
Responsabile Energie rinnovabili Tekneco
Presidente Comitato scientifico Giornalisti Nell’Erba
Membro dell’Ufficio di Presidenza della FIMA, Federazione Italiana Media Ambientali, con delega all’innovazione editoriale e al giornalismo scientifico

Tel: 347 3803887, 335 7417704, 06 88541576

mail: mc1567@mclink.it; sergio@sergioferraris.it

www.sergioferraris.it www.qualenergia.it www.tekneco.it http://fimaonline.it/

Skype: tangorosso

Twitter: @sergioferraris

Facebook: www.facebook.com/FerrarisSergio

LinkEdin: http://lnkd.in/2_VCq9

Google+: google.com/+SergioFerraris

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*