Fake news: parla Laura Boldrini

La Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, che è stata oggetto più volte di fake news ci parla ci come si combatte il fenomeno

Laura Boldrini Fake News
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La Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, ha lanciato di recente un’iniziativa pubblica contro le fake news e per l’informazione. Un appello, “Basta bufale” di cui spiega, in questa intervista a Nuova Ecologia, ragioni e obiettivi.

Scie chimiche, vaccini, negazionismo climatico, sono solo alcune delle tematiche fake attuali. Ci sono sempre state? Come mai ora è emergenza?

Il fenomeno delle fake news esiste da sempre, ma con il web ha assunto una dimensione fino ad oggi sconosciuta. Per questo motivo lo scorso 8 febbraio ho voluto lanciare l’appello #bastabufale (www.bastabufale.it) al quale hanno già aderito 20.000 cittadini, il doppio dell’obiettivo che ci eravamo prefissati. E’ un segno che le persone lo percepiscono come un problema da affrontare. Del resto le bufale non sono goliardate, ma provocano danni reali. Basti pensare a quelle – che lei giustamente ricorda – sui vaccini pediatrici, sulle cure mediche improvvisate o alle truffe online.

La diffusione di notizie fake danneggia la società? A che livello? Quali sono i danni più evidenti?

Dei pericoli concreti per le persone abbiamo già parlato, ma non trascurerei i danni evidenti che la disinformazione provoca sul piano culturale. Ma le sembra possibile che, come ha attestato uno studio dei ricercatori di Stanford, una gran parte di adolescenti non riesca a distinguere un’inserzione pubblicitaria da una notizia? Per questo la Commissione Internet che ho istituito per la prima volta alla Camera, composta da deputati ed esperti, sta facendo una cosa del tutto nuova: va nelle scuole italiane per formare docenti e ragazzi a un utilizzo responsabile della rete. Il “tour” è iniziato da Torino lo scorso 23 marzo ed è proseguito a Roma l’11 aprile. Poi il 20 sarà a Bari. E ancora Catanzaro, Napoli e Pescara.

Oggi si parla molto di narrazione politica, può essere influenzata dalle fake news?

Sul web spesso si cerca conferma alle proprie idee senza curarsi dell’oggettività dei fatti. In questo modo si creano delle echo chambers dove ognuno alza la voce senza ascoltare le ragioni dell’altro. Il rischio è che si finisca per urlarsi addosso e condividere bufale, ciascuno le proprie, anziché scambiarsi opinioni e dialogare. Sì, questa situazione da “dialogo fra sordi” mi preoccupa perché rischia di mortificare il confronto democratico.

Sul versante della politica e della democrazia che rischi corriamo?

La cosa grave è che le bufale, a fini di lucro o di propaganda politica, molto spesso rappresentano l’anticamera dell’odio.  La combinazione tra fake news create con l’obiettivo di delegittimare l’avversario e l’odio da esse provocato innesca un pericoloso corto circuito nelle nostre democrazie. È un fenomeno da studiare a fondo e per questo motivo ho chiesto alla Commissione Internet della Camera di approfondirlo. Sarà dunque avviata un’attività conoscitiva, un ciclo di audizioni di esperti al termine del quale saranno prodotte proposte.

Sotto il profilo della credibilità degli organi d’informazione quali sono secondo lei gli effetti delle fake news?

Se un giornale scrive una bufala e poi Facebook la amplifica, io direi che la responsabilità iniziale è del giornale che non ha verificato le sue fonti. Nella parte dell’appello in cui mi rivolgo al mondo dell’informazione chiedo agli editori di investire su una figura di riferimento per i lettori che si occupi di verificare con il fact checking quello che i giornali pubblicano. I media tradizionali non possono diventare macchine “acchiappaclic” perché a loro spetta una verifica puntuale delle fonti. Ne va della credibilità del sistema dell’informazione.

Ritiene che a livello normativo si debba intervenire? Se sì, come?

Credo che prima di adottare soluzioni legislative bisogna dare ai cittadini l’opportunità di prendere coscienza del problema. La risposta non può essere affidata né ad “autorità pubbliche anti-bufale” né, tantomeno, a “tribunali del popolo”. Oltre all’appello, qui alla Camera stiamo organizzando una vera e propria rete contro la disinformazione. Il 21 aprile ho convocato a Montecitorio più di trenta sigle, rappresentanti dei vari settori che sono chiamati in causa nell’appello e che ritengo possano e debbano fare uno sforzo aggiuntivo per dare risposte concrete. Le loro relazioni confluiranno in un documento che presenterò il 2 maggio, sempre alla Camera, e che consegnerò nelle mani della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e del presidente della FIEG Maurizio Costa. Dall’altro lato, come ho più volte ricordato, bisogna ripartire dalla scuola e dall’università, affinché i giovani sappiano distinguere una fonte attendibile da una che non lo è, sviluppando senso critico e cultura della verifica. E magari, poi, li insegnino anche agli adulti.


Questo articolo è stato pubblicato su La Nuova Ecologia


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