G7 energia arriva l’effetto Trump e siamo senza clima

Il G7 energia di Roma è un netto passo indietro rispetto all'accordo di Parigi che non è bastato a Donald Trump che si è sfilato

G7 energia Trump
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Il G7 Energia è senza clima. Il G7 Energia di Roma infatti si è chiuso senza la joint declaration finale a causa del veto degli Stati Uniti che ha chiesto  di avere più tempo per rivedere, al peggio si suppone, le proprie politiche energetiche e quelle climatiche, compresi gli accori sul clima, come quello di Parigi. Al posto della dichiarazione finale è stato pubblicato un report di ciò che si è discusso in questi due giorni e che estremamente indicativo di ciò che è successo nella due giorni di Roma.

Superato il generico intento di limitare il surriscaldamento globale entro i 2°C al 2100 e magari a 1.5°C tutti i temi discussi hanno evitato in maniera accurata riferimenti netti al clima, anche durante il dibattito. Vediamo alcuni dati con l’analisi del contenuto (i paragrafi scelti sono stati lasciati in inglese per evitare fraintendimenti circa la traduzione. N.d.R.).

Ecco il primo estratto «All Heads of Delegation recognized the key role of the energy transition through the development of new market based clean energy technologies and through non market-distortive support measures. The enhancement of research and development of innovative technologies are crucial for the future, recognizing that economic growth and protecting the environment can and should be achieved simultaneously».

Sono 399 battute nelle quali si fa riferimento a delle generiche “market based clean energy technologies” che mettono automaticamente fuori dalla discussione le rinnovabili che non sono pronte per il mercato, sottolineando addirittura “through non market-distortive support measures”. Tradotto: nessun incentivo alle rinnovabili che potrebbe essere tacciato di distorsione del mercato, dei fossili ovviamente.

Ma proseguiamo. «They stressed that continued investment in the energy sector, in particular in quality energy infrastructure, in upstream development, in low emissions and in low carbon technologies and in energy efficiency, remains critically important for ensuring future energy security and mitigating risks to sustainable growth of global economy. They took note of the significant progress achieved during the last three years to strengthen energy security in the context of sustainability and growth».

Qui siamo a 489 battute, ed è interessante come vedere come si punti su sicurezza, infrastrutture di distribizuzione sull’efficienza energetica condendo il tutto con degli ingredienti evergreen come “low emissions”, “low carbon” e la chicca finale “sustainability and growth”. Quindi crescita, sostenibile e low, ossia basso, ma quanto basso non lo si dice, ne tanto meno si fa riferimento a zero emission o zero carbon, ossia zero emissioni o zero CO2. Insomma a guardare tra le righe si intravede qual è il l’obiettivo: il gas naturale.

Gas naturale in quantità

E infatti il paragrafo dedicato al gas naturale è tra i più corposi a testimoniare l’attenzione del G7 Energia verso questa fonte. In totale sono 998 battute di cui pubblichiamo questo estratto: «They welcomed the opening of new pipeline interconnections, new gas supply corridors, and the start of new and future LNG exports, with the aim of increasing market liquidity and diversity, and the management of disruption and emergencies. They also discussed the important role of storage as a component to a secure gas system. They reaffirmed the importance of greater flexibility of commercial clauses in LNG contracts, including relaxing destination clauses, and similar restrictive mechanisms». Notate il verbo “welcomed“.

Se le parole sono importanti i delegati del G7 Energia hanno dato il benvenuto a tutte le infrastrutture per il gas naturale nessuna esclusa. Del resto il metano ha trovato un sponsor d’eccezione visto che per l’occasione il nostro ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha posato con un’auto a metano, non elettrica, magari caricata dall’eolico o dal fotovoltaico.

G7 energia calenda metano
Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda posa di fronte a un’auto a metano durante il G7 energia di Roma. (fonte: Mise)

La foto è ufficiale, in quanto tratta dall’ufficio stampa del ministero dello Sviluppo Economico. Insomma il paragrafo sul gas e sull’Ucraina, sono 1210 battute, tracciano da un lato un chiaro disegno di politica industriale, basato sul gas ovviamente, mentre dall’altro fanno il punto su una delle zone che è più a rischio geopolitico, per alcuni paesi del G7, non per Siria, Libia o Iraq. Insomma l’Ucraina deve fare il proprio dovere e stabilizzarsi. Come viene affermato qui: «They encouraged Ukraine to maintain its gas transmission network in good operating condition». É troppo vicina all’Europa per permettergli di destabilizzarsi.

«Dopo giorni in cui non si è fatto che parlare di TAP1 e di TAP2, un secondo gasdotto proveniente da Israele e Cipro – ha commentato Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – quella del gas pare un’autentica ossessione del ministro. Le sue dichiarazioni odierne preoccupano anche perché deve essere presentata tra pochi giorni la nostra nuova Strategia energetica nazionale, una strategia di cui l’Italia ha fortemente bisogno per sviluppare un nuovo modello energetico pulito fatto di rinnovabili ed efficienza energetica».

E veniamo alle rinnovabili

«Electricity security and renewable energy integration». «The Heads of Delegation exchanged views on policies and challenges of deploying clean, reliable and affordable energy from all sources in support of the global energy transition and reduction of CO2 emissions. They agreed to address the opportunities and the challenges of integrating variable and decentralised renewable energy resources to ensure a resilient energy system. In the transformation they see great opportunities for modernising their economies. The Heads of Delegation discussed upgrading market rules, regulation and policy for delivering resilient, smart and clean investment, including capacity mechanisms, interconnections, smart grids, and demand-side management solution. Heads of Delegation agreed that actively engaging consumers in the energy transition is an important action to take». Questo è tutto il capitolo, fanno 865 battute compreso il titolo.

E la parola “renewable” appare proprio e solo nel titolo. Per il resto è un generico indirizzo verso smart grids, il coinvolgimento dei consumatori, condito da “exchanged views” ossia scambi d’opinione sulle politiche e le sfide nello sviluppo di energie pulite da, attenzione, tutte le fonti, per la transizione energetica e la riduzione delle emissioni di CO2.

Insomma un passo indietro, netto, rispetto a Parigi, fatto con ogni probabilità per convincere gli Stati Uniti a sottoscrivere qualcosa al termine del summit. Obiettivo fallito, come è stato dimostrato dai fatti. Con buona pace di chi sosteneva all’indomani della firma di Parigi che nessun stato firmatario dell’accordo avrebbe potuto uscirne, o andare controtendenza, pena la “reazione” degli altri stati. Una reazione che in questo G7 Energia è stata di questo tipo.

Bene non sono passati nemmeno due anni e gli Stati Uniti la stanno realizzando questa uscita – la climatexit – , nonostante gli altri stati industrializzati del mondo abbiano steso un “tappeto rosso” fatto di più CO2, più fossili e più gas – magari shale gas made in Usa – a Donald Trump. Al quale però questo tappeto rosso non è bastato.

G7 energia Roma
I lavori del G7 energia 2017 a Roma.  (fonte: Mise)

G7 Energia senza innovazione

Su ricerca e innovazione secondo i delegati del G7 Energia stiamo ancora in alto mare: «The Heads of Delegation discussed Mission Innovation (MI) and Clean Energy Ministerial (CEM) as a strategic initiative to accelerate research, development, and demonstration (RD&D) in clean energy technology areas». Visto che in delle indeterminate “clean energy technology areas” siamo ancora alla ricerca, sviluppo e dimostrazione che oltretutto devono essere ancora accelerate. Chissà che cosa ne pensano Pacific Gas & Electric Company e Southern California Edison che tra la California e l’Arizona hanno realizzato uno dei più grandi impianti fotovoltaici al mondo: 550 MWp, 8,6 milioni di pannelli per 1,3 miliardi d’investimento. Si direbbe che al G7 Energia di rinnovabili ne sappiano poco. Oppure ne vogliono sapere poco.

Del resto quale sia la “visione” dei delegati è chiaro: «The Heads of Delegation noted that fossil fuels will remain a part of the global energy mix for some time and agreed to continue to progressively reduce their greenhouse gas (GHG) emissions. In this context, they encouraged countries which opt to make use of carbon capture, use and storage (CCUS) to collaborate on large-scale demonstration projects and related technologies».

Insomma i delegati del G7 Energia “notano” che le fonti fossili rimarranno per molto tempo una parte del mix energetico globale e si augurano che queste fonti inquinanti continuino a ridurre l’emissione di gas serra usando tecnologie come il sequestro della CO2 per il quale si auspica una collaborazione su progetti dimostrativi di larga scala. Il CCUS , infatti, è solo un’ipotesi mai rilevata sul campo che è un’opzione molto interessante per il mondo delle fossili, visto che dopo aver guadagnato con l’uso di queste fonti, hanno altre opportunità di profitto usando le stesse tecnologie per rimettere la CO2 sotto terra. Il tutto con molto piacere degli utenti che si troveranno a pagare l’energia fossile due volte. La prima per estrarre CO2 e la seconda per rimetterla nelle viscere della terra questa CO2.

«Anche se dalla Cina arrivano segnali positivi – dice Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente  della Camera – non è una buona notizia la mancanza di una dichiarazione comune dal G7 sull’Energia. Il governo degli Stati Uniti sta cambiando direzione di marcia nel contrasto ai mutamenti climatici, ma la dichiarata spinta su carbone e petrolio non può frenare il mondo, né tantomeno l’Europa».

E invece M5S punta diritto sull’Italia. «Nei piani per il nostro paese c’è molto gas e poche fonti rinnovabili. E questo nonostante in un quadro di decarbonizzazione dell’economia in linea con i principi del vertice di Parigi sul clima, la domanda di combustibili fossili dell’Unione europea continuerà a scendere», si legge in un commento sulla sezione del blog dei parlamentari pentastellati.

E tutto ciò non è bastato a convincere Donald Trump che ha deciso di attendere per definire “meglio” la sua strategia in materia di energia e clima. Strategia che se sarà accompagnata dagli altri G6, ci porterà al 2100 a un aumento di 3,7 °C. Lo scenario peggiore disegnato dall’Ipcc, dal Nooa e dall’Epa. Prima dell’impero Trump e dei suoi vassalli.


L’intervista che mi ha fatto, Chiara Placenti di Radio InBlu sul G7 energia di Roma. La puoi ascoltare qui


Il documento in Pdf (solo in inglese)  originale di sintesi sul quale è basato questo articolo.


La sintesi web del ministero dello Sviluppo Economico sul G7 Energia.


Questo articolo è stato realizzato per Tekneco


 

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