Informazione ambientale: non pensare all’elefante. Per l’ambiente

I temi ambientali e ora anche quelli sociali, perdono posti tra le priorità dell’opinione pubblica. C’è un evidente problema di narrazione

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Che l’ambiente faccia sempre meno notizia è un fatto ormai accertato, ma che addirittura le tematiche sociali, che nella scala di valori delle persone dovrebbero essere a un livello più elevato, siano in caduta libera è un dato preoccupante.

Per rendersene conto basta osservare la “narrazione” fatta da Matteo Salvini, sui migranti. La tematica, semplificata al limite della banalizzazione tiene banco ogni giorno sui media, supportata da una narrazione puntuale dell’esponente leghista che ha come punti cardine, parole d’ordine come “invasione”, “sostituzione etnica”, “iniquità europea”, “complotto delle Ong” e poco altro.

E non ha alcuna importanza che si tratti in massima parte di falsi, vere e proprie fake news. I numeri smentiscono l’invasione e la sostituzione etnica, il complotto delle Ong è privo della più elementare prova e l’iniquità europea è nei fatti del trattato di Dublino che nella versione del 2003 fu approvato dal governo Berlusconi sostenuto dalla Lega. Una narrazione talmente efficace che è diventata trasversale. Un’indagine dell’istituto demoscopico Ixè, infatti, ha rilevato che le politiche di Salvini sull’immigrazione sono approvare dal 21% degli elettori di LeU, dal 46% del Pd, dal 79% di quelli del M5S e dal 69% degli astenuti. Numeri che decretano il “successo” – tecnicamente parlando – della comunicazione di Salvini.

E, a supporto di ciò, ci sono anche i sondaggi elettorali che danno un sostanziale testa a testa (7 luglio 2018) tra M5S e Lega con quest’ultima intorno al 28%, oltre dieci punti sopra i risultati del 4 marzo 2018. Numeri a parte, viene da chiedersi come mai le forze politiche, che hanno nei loro programmi sociale e ambiente (lasciando da parte M5S che merita un’analisi più approfondita) ma soprattutto che sono in grado di “maneggiare” con competenza questi argomenti, – magari attingendo alla letteratura internazionale dove ci sono migliaia di esperienze a cui ispirarsi – siano ridotte a un ruolo residuale e insignificante.

Addossare la colpa alle forze di governo è auto assolutorio e riduttivo. La responsabilità, a mio giudizio enorme, è nelle forze oggi all’opposizione che non hanno saputo o voluto costruire una narrazione efficace sul fronte dell’ambiente e del sociale. In ultima analisi non hanno dettato l’agenda della politica focalizzandosi sui propri contenuti che però spesso passano per minoritari ed elitari. Minoritari perché le questioni ambientali in senso stretto, quelle su cui puntano gli ambientalisti, sono minoritarie.

La popolazione che vive a ridosso dei siti d’interesse nazionale, è di circa 5 milioni, gli abitanti della Provincia di Taranto 578 mila e quelli della Terra dei fuochi 550 mila. In totale circa 6 milioni, il 10% della popolazione italiana. In teoria chi punta su queste tematiche dovrebbe avere il 10% dell’elettorato, ma non è così. I Verdi, per esempio, toccano il loro massimo storico alle elezioni europee del 1989 con il 3,8% e con un risultato alle politiche che da allora oscilla tra il 2,7% e lo 0,4% di oggi.

Puntare su questi temi, in questa maniera, non dà risultati, anche perché alla fine si è alieni alla maggioranza del Paese. È necessario compiere un riallineamento tra queste tematiche e l’opinione pubblica, iniziando a dettare l’agenda della politica e orientandola sui contenuti ambientali, soprattutto distaccandosi dalle agende degli avversari. Come afferma il linguista statunitense George Lakoff, se l’avversario politico ti dice “elefante” e tu pensi all’elefante, l’avversario ha vinto perché è lui a guidare l’agenda, ossia a dettare le priorità.


Per saperne di più vai al mio Personal Position Paper sull’informazione ambientale

Pubblicato su QualEnergia numero 3 2018

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