Notizie a saldo

Le notizie, anche ambientali, diventano sempre più commodities. Per questo motivo è necessario cambiare il passo

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Che l’informazione in generale, e quindi anche quella ambientale, sia in crisi non c’è alcun dubbio. Una questione essenziale, in questo quadro, è quella del cambiamento della catena del valore dell’informazione. Assistiamo a un proliferare numerico delle fonti d’informazione, di notizie su diverse piattaforme accessibili in ogni momento anche sotto il profilo “archivistico”, si pensi a Google e, nella maggior parte dei casi, si tratta di informazione accessibile gratuitamente. Le notizie intese come materiale semilavorato che “produce” informazione, non sono mai state così accessibili e abbondanti.

«Oggi alla maggior parte delle notizie si arriva attraverso le ricerche o i social, il traffico diretto è circa il 35% del totale. – dice Pier Luca Santoro, fondatore del sito d’analisi dei media Data Media Hub – Le persone non cercano un newsbrand ma una notizia e non sono interessati a chi gliela fornisce. Per questo motivo diventano commodities perché non possiedono un brand, una loro riconoscibilità». Insomma le notizie sono come il petrolio: ciò che ne determina il prezzo è la categoria e non la compagnia petrolifera di provenienza. Considerando la mole di notizie sul mercato si comprende la diminuzione del prezzo, esattamente come l’eccesso d’offerta fa sprofondare le quotazioni di petrolio. L’accesso diretto alla notizia, senza l’intermediazione editoriale come nel caso degli interventi pubblicati direttamente dai politici sui loro social, fa arrivare il valore economico a zero.

«Bisogna tracciare una linea tra notizia e informazione. – prosegue Santoro – La prima è e rimarrà una commodity, mentre la seconda può non esserlo». Secondo Santoro è necessario che le notizie e l’informazione siano facilmente identificabili sia come stile sia sotto il profilo grafico, aspetto essenziale poiché sta crescendo notevolmente la fruizione di contenuti attraverso gli smartphone. Si tratta di una questione che riguarda anche e soprattutto l’informazione ambientale; in questo campo la distinzione tra notizia e informazione non è netta. Troppo spesso, infatti, troviamo un mix tra le due cose che aumenta la confusione informativa. È necessario, infatti, che l’informazione ambientale si avvalga di precisi e concreti progetti editoriali andando oltre la logica rappresentata dall’enunciato: “la nostra informazione è buona, perché ci occupiamo d’ambiente”.Si tratta di una logica autoreferenziale che se non sarà abbandonata limiterà l’informazione ambientale a un cluster di lettori sempre più limitato, producendo l’effetto opposto a ciò cui si dovrebbe puntare: la sempre maggiore diffusione delle tematiche legate all’ambiente. Soprattutto è necessario che l’informazione ambientale si liberi della veste da “militante” che la contraddistingue per ritornare a essere informazione giornalistica.

È un aspetto essenziale che deve essere messo all’ordine del giorno dei giornalisti ambientali per due motivi. Il primo, per avvicinare in maniera “libera” la complessità delle tematiche ambientali che sempre più spesso s’intrecciano con quelle sociali. Un esempio per tutti è rappresentato da Uber che se da un lato, trattando di condivisione e servizio pubblico è apprezzabile sotto il fronte ambientale, sotto il profilo sociale rappresenta spesso una forma di sfruttamento. Il secondo, per non essere di parte e non essere travolta dalla generale diffidenza dei lettori.

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