Podemos: la sinistra quella che vuole, e sa, fare cultura politica e a anche ambiente intellettuale

pablo iglesias
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Un vero pezzo di comunicazione politica e di confronto intellettuale questo scritto tra  Pablo Iglesias e Íñigo Errejón di Podemos e pubblicato da Left. Si tratta di un esempio, che giudico positivo, di dialettica politica, che è ciò che manca nella maniera più assoluta anche e specialmente a sinistra. Ma non è solo un pezzo di dialettica politica, ma anche di comunicazione politica, interna e con stile.

Dal 10 al 12 febbraio (2017, il pezzo è precedente N.d.R.) Podemos terrà il suo secondo congresso nazionale, negli stessi giorni in cui si terrà quello del Partito popolare spagnolo. Intanto Pedro Sanchez prova a “reintrodurre” il socialismo nel suo Psoe dopo che i “barones” hanno decretato la svolta moderata del partito sostenendo il ritorno di Rajoy al governo di Spagna. Il fermento, insomma, è tanto. E nemmeno in Spagna manca la “narrazione” personalistica del tizio contro caio, in questo caso del Pablo (Iglesias) contro Íñigo (Errejón). Un modo di raccontare la politica che piace tanto anche agli italiani ma che non rappresenta lo stile della formazione politica spagnola. Così Iglesias, scrive di suo pugno una lettera aperta a Errejón e la pubblica su 20minutos.es. Decide di intitolarla, semplicemente, “Carta abierta a Íñigo” e tra parentesi, osserva «e che gli altri titolino come meglio credono». Noi abbiamo creduto di titolarla così. E anche di consigliarne la lettura ai politici italiani (soprattutto a quelli di sinistra) e ai colleghi giornalisti che troppe volte optano per il “pollaio”.

Ecco il testo indirizzato dal segretario generale di Podemos Pablo Iglesias al suo compagno di partito e “oppositore interno”.

Se la gente leggesse le nostre chat, scoprirebbe dalle risate e dagli scherzi che siamo amici. L’altro giorno discutevamo dei rapper che ci hanno dedicato un “combattimento di galli”. Ti dicevo che mi preoccupava che la nostra relazione si convertisse in una telenovela sui media. Mi rispondevi, a ragione, che questo faceva parte della strana cultura pop associata a Podemos.
Ho ripensato molte volte a questo e a tutto nelle ultime ore, e mi sono deciso a scriverti questa lettera aperta, per dirti le stesse cose che ti avrei scritto in una delle nostre chat. Pochi sanno che, spesso, senza neanche alzarci dal letto ci telefoniamo e ci raccontiamo cosa ognuno di noi andrà a dire ai media. E che ci facciamo delle gran risate calcolando che, qualunque cosa diremo, si convertirà sempre, anche se abbiamo pianificato il contrario, in “Íñigo contesta a Pablo…” o “Pablo contesta a Íñigo…”. Cosicché oggi ho deciso di “contestarti” scrivendoti da un giornale (e che gli altri titolino come meglio credono…). Penso che siamo tra i pochi che si possono permettere qualcosa di simile suonando credibili e onesti. Siccome, chissà, questo non dura per sempre, voglio farlo. Questo sì, come quando chattiamo o ci sentiamo al telefono, oggi non ti scrive il tuo segretario generale, ti scrive il tuo compagno e amico. Dobbiamo subordinare il nostro lavoro parlamentare a una strategia più ampia. I media, lo sai bene, ci vedono come rivali da tempo. È normale e prevedibile, però mi preoccupa enormemente, Íñigo, che i militanti e gli iscritti non ci vedano come compagni. Mi preoccupa anche che i nostri dibattiti vengano banalizzati. Penso che in Spagna stia crescendo lo spirito costituente di una maggioranza trasversale che vuole il cambiamento e penso che dobbiamo coltivare questo spirito nato dall’opposizione sociale, non solo di fronte al governo del Pp e dei suoi alleati, ma anche contro le élites che rappresentano. Per questo, credo, dobbiamo subordinare il lavoro parlamentare a una strategia più ampia di costruzione di contropoteri e istituzioni sociali alternativi, proteggendo e avendo cura del grande spazio politico che condividiamo con gli altri. So che ci sono molte sfumature in queste idee e che alcune non le condividi, però pensare ciò che penso, amico, non è imporre a Podemos una deriva estremista. Nello stesso modo in cui mente o non capisce niente chi ti attribuisce di essere vicino al Psoe. Tu ed io ci capiamo bene e fino a volte a completarci in questo dibattito, anche quando non siamo d’accordo su nulla, però mi preoccupa che alla fine di tutto ciò possa rimanere solo una caricatura. Credo, compagno, che sia più sensato vincolare qualunque lista di candidati alle idee e al progetto che difendono i suoi membri (Errejón chiede di votare separatamente, al congresso, le persone da candidare e i programmi, ndr). Credo che le idee e i progetti debbano rimanere incarnati nei documenti e che questi documenti debbano convertirsi in contratti con i militanti, le iscritte e gli iscritti. Per questo mi preoccupa che si votino separatamente i programmi e le persone, poiché credo che le persone non si possano svincolare dalle idee. Mi inorgoglisce che tu sia candidato alla leadership di Podemos, anche se ci sono differenze tra di noi, e ti assicuro che mi sforzerò per raggiungere la maggiore interazione possibile tra i nostri programmi, però non puoi chiedermi di separare il mio ruolo di segretario dalle mie idee. So che la pensi diversamente ma voglio che tu sappia che la nostra proposta di votare contemporaneamente le idee e le persone non è un invito al duello nell’“Ok Corral” (qui fa riferimento al “rimprovero” di Errejon), né un combattimento tra galli, né un’involuzione democratica, è una proposta legittima quanto quella che difendi tu. Per questo mi preoccupa che l’idea del duello possa prevalere su quella del dibattito fraterno. Tu ed io non siamo galli da combattimento, siamo compagni. Voglio un Podemos nel quale tu possa lavorare al mio fianco e non di fronte a me. Mi preoccupa, Íñigo, il ruolo di arbitro che certi interessi editoriali potrebbero giocare nei nostri dibattiti, sai come me che la visione editoriale condivisa da quasi tutti è che il “moderato errejonismo” rappresenta il male minore innanzi al “radical pablismo” (espressioni che meritano grandi risate nelle nostre chat). Sai come me che questa visione non solo fa un magro favore al prestigio del tuo progetto (essere il “preferito” di certi poteri non genera credibilità tra la nostra gente), ma svilisce i dibattiti. Molte volte mi hai detto che non dobbiamo dire sempre quello che pensiamo di questi poteri e che dobbiamo aspirare a governare. Tatticamente hai sicuramente ragione, ma credo che la gente preferisca che noi diciamo, almeno ogni tanto, certe verità come pugni, nonostante i tanti contraccolpi che potremo ricevere per averlo fatto.

Íñigo, voglio tenere aperta la discussione e ti dico chiaramente che lavorerò affinché le idee che condivido con le altre compagne e gli altri compagni abbiano il maggiore sostegno possibile all’Assemblea Ciudadana (preparatoria al congresso di Podemos, ndr). Come te rispetto al tuo progetto, anch’io penso che il mio ci avvicini di più e meglio alla costruzione di una maggioranza per il cambiamento in Spagna. Tuttavia, voglio un Podemos in cui le tue idee e il tuo progetto abbiano spazio, allo stesso modo degli altri compagni come Miguel e Teresa (Urban e Rodriguez, esponenti di altre aree programmatiche, ndr). Voglio un Podemos nel quale tu, che sei tra le persone con il maggior talento e brillantezza che io abbia conosciuto, possa lavorare al mio fianco e non di fronte a me. Prendiamoci cura della nostra discussione, Íñigo, in modo che, con o senza accordo, possiamo sempre dirci amici, fratelli, compagni.

Poche ore dopo, Errejón pubblica su Facebook la sua lettera di risposta: «Lo sai che continuerò a camminare accanto a te, perché lo dobbiamo alla nostra gente ma soprattutto perché è un onore. Ma noi siamo di passaggio, arriverà un giorno in cui faremo un passo indietro e verranno altre e altri. Ne Il postino, Mario apprende da Don Pablo le metafore e le usa. E quando Neruda gli rimprovera di aver usato una delle sue poesie lui gli risponde che la poesia non è la sua, ma di chi ne ha bisogno. Così è per Podemos, che deve essere una metafora del Paese che verrà».

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