Clima: Europa a zero emissioni ma con sussidi a fossili

Dieci nazioni europee, tra cui l'Italia, premono per l'innalzamento dei target sul clima, ma nel frattempo si sussidiano le fonti fossili

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Unione europea a zero emissioni al 2050, per il clima. Questo è l’obiettivo dei ministri dell’ambiente di dieci paesi europei, Italia inclusa, in una lettera inviata alla Commissione Ue, che è alle prese con la preparazione della strategia a lungo termine per la riduzione delle emissioni.

Oltre a ciò i ministri spingono la UE a rivedere anche il target a breve termine dell’Ue, quello secondo cui l’Unione deve ridurre le emissioni di almeno il 40% nel 2030. Lo chiedono, assieme al ministro dell’ambiente italiano Sergio Costa anche i suoi colleghi di Danimarca, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia, con la raccomandazione alla Commissione a tenere conto del rapporto Ipcc/Onu sull’importanza di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali.

«Incoraggiamo la Commissione a indicare una chiara direzione”verso emissioni zero nel 2050 e a riflettere sulla coerenza dell’attuale obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra in Europa di almeno del 40% nel 2030. – scrivono nella missiva i ministri – Si dovrebbero esaminare le conseguenze della non azione e confrontarle con gli impatti positivi di una transizione ecologica ambiziosa per l’occupazione, qualitá della vita e dell’aria, salute umana e biodiversitá».

La lettera è un tentativo di spingere l’Esecutivo Ue a considerare i target piú ambiziosi tra le tre opzioni su cui si sta ragionando da ottobre: la riduzione dell’80% delle emissioni entro il 2050, zero emissioni nette, ossia l’equilibrio tra le emissioni antropogeniche e l’assorbimento dei gas a effetto serra, al 2070 e zero emissioni nette entro il 2050. Ed ecco che i ministri dei paesi ‘volenterosi per il clima’ cercano di fare pressione sulla Commissione perchè adotti il terzo scenario.

«La lettera aumenterá la pressione sulla Commissione per scegliere l’obiettivo di raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, rispetto alle altre due opzioni, terribilmente inadeguate – commenta Wendel Trio, direttore del Climate Action Network Europa – per mantenere l’aumento delle temperature globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi, l’Ue deve aumentare significativamente anche gli obiettivi a lungo termine e del 2030».

Ma i target del 2030 sul clima sono complessi da aggiornare, anche perchè sono legati a un sistema di regolamenti, dal sistema Ets fino alle emissioni di trasporti e agricoltura, dai target di efficienza energetica a quelli per le rinnovabili, che solo in queste settimane sta raggiungendo una forma definitiva.

La Commissione è cosciente che gli obiettivi climatici decisi negli anni della crisi economica possono richiedere un aggiornamento. Ma per ora c’è solo la consapevolezza di poter superare il 40%, come dichiarato dal commissario al clima Miguel Arias Canete nei mesi scorsi.

E una di queste contraddizioni arriva dall’analisi fatta nel suo rapporto annuale da Climate Transparency, una federazione internazionale di Ong ambientali che si occupa di clima. I sussidi alle fonti fossili di energia nei paesi del G20, infatti, sono aumentati del 50% negli ultimi dieci anni, arrivando a 147 miliardi di dollari nel 2016.

Dieci anni fa i paesi del G20 si erano impegnati per eliminare i sussidi alle fonti fossili, ma è avvenuto l’esatto contrario. Oggi questi paesi ricavano l’82% della loro energia dalle fossili, e 15 di loro nel 2017 hanno registrato un aumento delle emissioni di gas serra.

Secondo il rapporto “Brown to Green”, solo l’India potrebbe rimanere entro gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. I paesi piú lontani dal target sono Russia, Arabia Saudita e Turchia. La Cina nel 2015 e 2016 aveva stabilizzato le sue emissioni, ma nel 2017 queste hanno ripreso a salire.

E tra i paesi del G20 c’è l’Unione europea e quattro paesi che hanno firmato l’appello per la riduzione quali Italia, Francia, Olanda e Spagna. Si direbbe che in queste nazioni i dicasteri dell’Ambiente non sappiano come si sono comportati i ministeri delle Attività produttive. L’Italia da sola, infatti, secondo Climate Scorecard, stanzia ogni anno tra i 13 e i 15 miliardi di sovvenzioni per le fonti fossili. In media 400 milioni in più di quanto incentivi le energie pulite.


Questo articolo è stato pubblicato su Tekneco


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