Horror per le rinnovabili

Arriva un emendamento che sembra per le Pmi ma in realtà non le interessa ed è contro le rinnovabili e pro energivori

fossili vs rinnovabili
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È stato definito simile a un film dell’orrore l’emendamento, del Partito Democratico alla Legge Europa 2017, approvato dalla Camera dei Deputati a larga maggioranza il 20 luglio 2017 con 291 sì e 56 no. «Un regista di film dell’orrore non avrebbe potuto immaginare una trama piú appropriata. – afferma GB Zorzoli, del Coordinamento Free, Fonti rinnovabili ed efficienza energetica – L’emendamento prevede che almeno la metá dei risparmi derivanti dall’esaurimento degli incentivi alle rinnovabili dovrá essere destinato a una riduzione della stessa A3 di chi, con la bolletta, finanzierá gli sgravi agli energivori, estendendola, rispetto alla prima versione, anche alle piccole e medie imprese».

In pratica gli oneri che tutti paghiamo in bolletta per le rinnovabili e che non vengono dati ad altre rinnovabili, visto che incentivazioni come il Conto Energia per il fotovoltaico è terminato, per almeno la metà vanno a ridurre le tariffe che le Pmi pagano e che sono quelli che a loro volta vanno a sgravare i costi energetici dei grandi energivori che spesso sono i più arretrati in quanto efficienza energetica.

«Invece di riformare un meccanismo tariffario, che da troppo tempo penalizza le piccole e medie imprese, favorendo le grandi imprese, si risolve in piccola parte i loro problemi con una regalia a danno della possibilitá, finora ribadita da tutte le istituzioni interessate e dalla stessa proposta di Strategia Energetica Nazionale, di riutilizzare le risorse liberate per la promozione di quelle rinnovabili che non hanno ancora raggiunto la competitivitá. Perfetta la trama del film horror: si punisce chi vuole contrastare il cambiamento climatico a favore di chi, come gli energivori, piú di altri contribuiscono a provocarlo», prosegue Zorzoli, ma a questo gioco delle tre carte sull’energia non ci sta nemmeno Legambiente.

«L’emendamento Pd approvato ieri alla legge Europa 2017 e contenente anche limiti per gli incentivi alle rinnovabili rappresenta una pessima notizia e un grave passo indietro rispetto alle promesse fatte con gli Accordi di Parigi sul clima e il rilancio delle energie pulite. È assai grave che mentre il Governo proroga la possibilitá di presentare, fino al 31 agosto, le osservazioni alla Strategia energetica nazionale; dall’altra parte si freni la spinta alle rinnovabili e all’efficienza energetica con scelte che vanno in una direzione totalmente contraria e opposta. – afferma Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente – Il rischio che appare all’orizzonte è che alla fine di questa legislatura, che ha visto un rallentamento pesante degli investimenti nelle fonti rinnovabili, si arrivi a un ulteriore stop che di certo non fa bene al Paese, alle imprese e al clima. L’Italia ha, invece, bisogno di politiche e azioni coraggiose e coerenti con gli impegni presi a Parigi a partire da un rilancio effettivo delle rinnovabili e dall’eliminazione entro il 2020 di tutti i sussidi alle fonti fossili, che tutt’ora godono di maggiori finanziamenti rispetto alle fonti rinnovabili»

In pratica l’emendamento in questione è una partita di giro per passare fondi che i cittadini pagano per le rinnovabili agli energivori, passando per le Pmi. Il risultato è che il flusso di cassa passa dalle tasche dei cittadini agli energivori che sono i veri beneficiari finali del provvedimento che non è cosa da poco.

Provvedimenti di questo tipo sono infatti destinati a rimanere negli anni come il famigerato Cip6, varato nel 1992, che con la semplice aggiunta della parola “assimilate” consentì l’incentivazione agli inceneritori come se fossero le rinnovabili che dura ancora oggi.

Chiaro quindi che sia allarme rosso. E non è finita qui. Il gioco delle tre carte realizzato con questo passaggio se da un lato ingannerà l’opinione pubblica visto che con ogni probabilità sarà spacciato come un provvedimento per le Pmi, quando in realtà non lo è, sotto a un altro profilo potrebbe essere un “trucco” o meglio un lifting per l’Unione Europea che potrebbe avere possibilità di manovra limitate per arginare la cosa, ammesso che lo voglia fare.

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